ADOLESCENTE: ~potenzialità infinite, inespresse per divieto non per volontà o incapacità

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Un recente editoriale della rivista Lancet, indica nella salute e nel benessere dell’adolescente i cardini per la realizzazione di un mondo sostenibile. L’adolescenza, afferma l’autore, è il periodo più fertile intellettualmente e più ricco di energie positive e generosità. Ovvietà per noi adulti. Tuttavia, secondo l’editorialista, l’adolescente appare estremamente trascurato e lasciato solo da tutti: famiglia, società. L’adolescente si trova da solo, per sua scelta o meno, ad affrontare il mondo degli adulti, che gli stessi hanno plasmato a proprio uso e di cui difendono la gestione. L’adolescente in questo “mondo per grandi” non vede la luce, non ha una prospettiva, un suo ruolo o una gratificazione al suo essere. Spesso, questa che sarebbe dovuta essere l’età delle possibilità e delle motivazioni, finisce, più di quanto si creda, con l’essere l’età delle costrizioni, del buio, del disagio mentale, talvolta anche l’età del suicidio. I genitori riferiscono che la gestione dell’adolescente è sempre più difficile per diverse cause: nuovi stimoli che questa epoca propone rispetto al passato; più difficile “assoggettazione” al ruolo genitoriale da parte dei ragazzi (anche se di questo i colpevoli sono quei genitori che per la modernità si pongono nel ruolo di amici dei figli); l’io dell’adulto che stenta a cedere all’interesse superiore della crescita dei figli rispetto ai propri bisogni. All’adolescente, ferito e umiliato più di quanto siamo in grado di capire, dall’indifferenza e dal vuoto d’investimento sulla sua bravura, rimane una sola certezza quella di essere sempre fuori posto, quella di non avere ruolo nel condizionare le scelte della società. Il più delle volte la società propone e crea delle soluzioni “per” e non “con” l’adolescente: senza coinvolgerlo direttamente e privandolo invece, sempre, del ruolo di attore protagonista.
Dal punto di vista del pediatra emerge sempre più spesso quanto sia dirompente e allo stesso tempo frustrante la figura dell’adolescente, un paziente “antipatico”, scorbutico e oppositivo, ma bisognoso di aiuto a trecentosessanta gradi. Un paziente a scadenza in considerazione dell’imminente passaggio al medico dell’adulto, ma con un’infinità di bisogni e aspettative inevase. Quando vedo in ambulatorio adolescenti che: si fanno del male (tagli), abusano di alcol e sostanze stupefacenti, quando tornano e ritornano svariate volte per dolori di pancia o di testa, mi chiedo da medico dove ho mancato, quanto è stato inutile il mio aiuto nei loro confronti. Quante volte ho trascurato queste palesi richieste di aiuto. Ricordo di aver concluso molto spesso visite di questi pazienti dicendo ai genitori <<suo figlio non ha nulla di “oggettivo” ...per cui nulla di importante>>; ma il ragazzo questo lo sapeva da solo, lui non era venuto da me per questo, si era sforzato e seppur sfiduciato era venuto perché voleva che io mi interessassi proprio del suo “soggettivo”. Anch’io invece lo avevo trascurato, non sentendomi coinvolto, convinto che i suoi problemi non rientrassero nella sfera delle mie competenze. Magari anche io, in quell’occasione, con il mio disinteresse, ho alimentato la sua sfiducia e rinforzato quella vergogna, che gli impediva di parlare dei suoi problemi con gli adulti. E forse anche per colpa mia non ne avrebbe più parlato con nessuno tenendosi per se i propri disagi. Spero che chiunque leggendo queste righe, possa rivedere il proprio atteggiamento nei confronti di questi ragazzi mettendosi a loro disposizione con un nuovo comportamento.